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MORFOLOGIA E GEOLOGIA COSTIERA
Il territorio del Comune di Polignano è caratterizzato dalla presenza di una fascia litoranea sub-pianeggiante, allungata in direzione nordovest - sudest, che si eleva in maniera dolce e abbastanza continua verso l'interno; in corrispondenza di quota 110 metri, si incontra una piattaforma, costituita da un gradino tettonico, che coincide con un'antica linea di costa.

Da un punto di vista geologico la fascia costiera di Polignano è quasi interamente caratterizzata dall'affioramento dei tufi delle Murge, di spessore limitato e poggianti sul calcare di Bari: si tratta di calcareniti costituite da depositi calcarei - arenacei e calcareo - arenaceo - argillosi, più o meno cementati e con frequenti livelli fossiliferi.

Di estremo interesse è il fenomeno degli affioramenti sorgentizi in prossimità della costa, spesso all'interno di grotte marine, in quanto in corrispondenza del litorale il tetto della falda profonda si trova solo a qualche frazione di metro sopra il livello marino medio.

IL CARSISMO MARINO
La costa a falesia di Polignano rappresenta con tutta probabilità la fascia superiore di una scarpata tettonica ampiamente retrocessa e rimodellata dall'azione marina e da altri processi morfo-dinamici. Immediatamente al di sopra della falesia si estendono superfici sub-orizzontali caratterizzate dalla presenza di roccia affiorante, per una larghezza variabile tra pochi metri e varie decine.

Da un punto di vista morfogenetico l'origine e l'età della falesia sono molto diverse da quelle delle superfici immediatamente sovrastanti: la falesia è infatti una forma attuale, risultato dell'azione demolitrice del mare e dei crolli conseguenti, mentre le superfici sovrastanti la falesia stessa sono delle forme relitte, interpretabili nella maggior parte dei casi come dei terrazzi marini; molte di queste superfici sono delimitate sul lato a monte da scarpate discontinue, interpretabili come paleofalesie fortemente degradate, alla cui base sono frequenti i depositi di spiaggia.

I caratteri della falesia e delle aree sovrastanti e le loro dinamiche sono direttamente influenzati dai litotipi calcarei e calcarenitici presenti, molto variabili tra loro e comprendenti quelli tipici dell'area murgiana. Ciascuno di essi presenta un peculiare comportamento nei confronti dei differenti processi di degradazione generando un sistema complesso di microambienti, molto differenti l'uno dall'altro.

In ciascuno di questi microambienti si esercitano contemporaneamente, e in maniera diversificata, più processi erosivi e nello specifico: fenomeni di erosione meccanica; fenomeni di disgregazione salina; vari fenomeni di dissoluzione chimica, anche per esempio in relazione all'effetto sale, dal momento che la progressiva concentrazione delle soluzioni saline comporta un incremento della solubilità del carbonato di calcio; fenomeni di erosione biocarsica, legati alla penetrazione nelle rocce di alghe endolitiche e conseguente produzione di anidride carbonica e di acidi organici.

Le forme e le microforme più frequenti nell'ambito delle falesie sono:

  • il solco di battente: si tratta di un ampio incavo alla base della parete della falesia, in corrispondenza del livello medio del mare; pur presentando caratteristiche molto differenti nei diversi tratti di costa, risulta meglio definito nei tratti meno esposti all'azione dei frangenti, facendo supporre che la sua origine sia legata maggiormente ad azioni biocarsiche piuttosto che all'erosione meccanica;
  • le marmitte marine: consistono in cavità circolari dai fianchi ripidi e dal fondo arrotondato, con diametro e profondità molto differenti, da qualche decimetro a qualche metro, situate in prossimità del livello del mare; si formano laddove possono raccogliere all'interno sabbia, ciottoli e frammenti rocciosi che l'azione del moto ondoso è in grado di muovere ma non di rimuovere;
  • le micromarmitte o coppelle: si trovano sui ripiani poco al di sopra del livello del mare e consistono in piccole cavità emisferiche, talvolta coniche, con diametri compresi tra i 5 e i 20 centimetri; l'origine potrebbe essere legata sia a meccanismi biologici che all'azione meccanica di sabbia e ciottoli;
  • gli spuntoni e le guglie alveolate: occupano la parte superiore e l'orlo della falesia e la loro genesi è legata all'azione delle alghe endolitiche, molto attive negli ambienti quasi sempre umidi per i continui spruzzi; lo sviluppo di queste particolari forme è però notevolmente condizionato dalla porosità dei litotipi presenti, non particolarmente elevata nel caso della falesia di Polignano.

Le aree pianeggianti immediatamente sovrastanti la falesia sono invece caratterizzate dalla presenza delle vasche marine. Si tratta di vasche ellittiche o lobate di lunghezza variabile tra alcuni decimetri e parecchi metri; sul fondo piano spesso si aprono piccole marmitte occupate da sabbia o ciottoli. Tali vasche sono il risultato di processi biocarsici attivi in questi microambienti acquatici, e derivano dall'evoluzione di marmitte o piccole conche, dove la presenza di acqua permetta l'insediamento di comunità di microrganismi pionieri; spesso questi stessi processi portano all'unione di più vasche contigue, individuando grandi forme composite.

Verso terra si rinvengono interessanti complessi di microforme, tra cui fori, solchi arrotondati e piccole marmitte rivestite da croste carbonatiche, probabili paleoforme formatesi in relazione ad antiche linee di costa e in seguito fossilizzate dai sedimenti.

Tra le forme molto piccole particolarmente diffusi risultano gli alveoli, cioè delle cavità subcircolari, spesso emisferiche, del diametro compreso tra 0,2 e 1 centimetro, altrettanto profonde e con le crestine divisorie tra le cavità molto nette, che contribuiscono a generare un disegno a cellette. Gli alveoli si formano in seguito all'azione delle alghe endolitiche su rocce frequentemente o anche solo saltuariamente bagnate dagli spruzzi, ma il loro sviluppo è altresì fortemente influenzato dalla litologia, sviluppandosi in particolare sui calcari più porosi e nelle calcareniti, dove la roccia intaccata dagli alveoli assume un aspetto profondamente cariato.

Una microforma molto particolare, rinvenibile solo su particolari litotipi caratterizzati da scarsissima porosità, è rappresentata da complessi di microsolchi vermicolari, di larghezza compresa tra gli 0,5 e i 2 millimetri e di lunghezza molto variabile, fino a qualche decimetro, raggruppati i fasci più o meno stretti. Sembra che la genesi possa farsi risalire a "microfiletti d'acqua", formati in seguito all'azione del vento su superfici raggiunte dagli spruzzi marini

Un ulteriore disegno della morfologia di questi microambienti costieri è inoltre legata allo sfruttamento, in tempi passati, della fascia delle vaschette da parte dell'uomo per la raccolta del sale: i piccoli bacini naturali venivano modificati attraverso lo spianamento del fondo, la creazione di piccole dighe di sbarramento o la realizzazione di canalette di drenaggio, al fine di favorire la sovra-saturazione delle soluzioni e quindi la precipitazione dei sali che potevano poi essere raccolti e commercializzati.

IL SISTEMA DELLE LAME
Il territorio di Polignano è caratterizzato da un interessante sistema di lame, perpendicolari alla linea di costa, larghe non più di 100 - 150 metri, con una profondità molto variabile che raramente supera i 20 metri e una lunghezza, altrettanto variabile, in genere pari a 2 - 3 chilometri in quelle principali.

Il litorale sud di Polignano è interessato dalla presenza di 4 lame: nell'ordine, da nord a sud, si incontrano la lama di Casa Messa, la lama di Cala Sala o Portacola, la lama di Pozzo Vivo e, al confine con il territorio di Monopoli, la lama di Cala Incina.

Le prime due lame hanno un corso molto breve, compreso tra la strada statale 16 e il mare e risultano intensamente antropizzate.

La lama di Casa Messa è stata interessata recentemente, per quasi tutta la sua estensione, dal passaggio del fuoco, che ha messo a nudo un interessantissimo sistema di terrazzamenti e di recinti in pietra a secco, purtroppo in molti punti in avanzato stato di degrado.

La lama di Cala Sala è invece molto interessante per la presenza al suo sbocco di un piccolo porticciolo con annesso un nucleo di antiche abitazioni di pescatori, purtroppo snaturate in tempi recenti dalla realizzazione di residenze turistiche che hanno quasi cancellato la morfo-tipologia originaria del sito; anche questa lama si presenta fortemente antropizzata lungo il suo breve corso, con la presenza diffusa di colture che solo in alcuni tratti si associano a lembi relitti di vegetazione spontanea.

Di modesta estensione anche la lama di Pozzo Vivo, caratteristica per la presenza diffusa al suo interno e nelle aree immediatamente circostanti di numerose piccole cave di tufo ormai abbandonate. Interessanti i fenomeni di rinaturalizzazione attualmente in corso, che lentamente stanno portando alla riconquista di queste aree, intensamente sfruttate in passato dall'uomo per l'attività estrattiva, da parte della vegetazione spontanea.

La lama di Cala Incina è sicuramente la lama più interessante del territorio costiero di Polignano: estesa per circa 2 chilometri, si approfondisce man mano che si avvicina alla linea di costa, raggiungendo i 20 metri di profondità, fino a sfociare a mare in prossimità di Torre Incina. La lama si sviluppa incidendo il banco calcarenitico e proprio grazie alla facile erodibilità di queste rocce i versanti si presentano in molti tratti quasi a picco e lungo le pareti si aprono numerose grotte, in parte naturali e in parte scavate dall'uomo, testimonianza di insediamenti rupestri anche molto antichi, protrattisi nel tempo fino a pochi decenni fa. La lama è stata quindi interessata per lungo tempo dalla frequentazione antropica che vi ha introdotto le colture arboree tipiche del paesaggio mediterraneo a discapito dell'originaria copertura arborea; attualmente, venuta meno la redditività di tali colture, si assiste ad interessanti e già abbastanza evoluti fenomeni di rinaturalizzazione della lama da parte della vegetazione spontanea, in particolare nel tratto più vicino al mare. La parte più interna della lama, oltre la statale 16, è invece tuttora utilizzata dall'uomo, caratterizzandosi per la presenza di oliveti solo sporadicamente associati a lembi relitti di vegetazione spontanea. Lo sbocco della lama è ancora oggi utilizzato come porticciolo dalla piccola pesca locale.

Numerose sono le lame nella restante parte del territorio comunale: si ricordano la lama Bagiolaro, con una lunghezza complessiva di 3,5 chilometri, la lama di Carbonelli, al confine con il territorio di Conversano, la lama di Santa Candida, la lama Baldassarre, la lama di Macchialunga e molte altre minori, tra le quali per esempio la suggestiva, per quanto breve, lama Monachile o di Sant'Oronzo, che termina ai piedi del centro storico del paese.

Fonte
F. Favale: Le grotte di Polignano, Federazione Speleologica Pugliese,1994

 
 
   
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