Descrizione
Polignano a Mare Città della Musica: dalla memoria di Domenico Modugno a un progetto culturale per il futuro
“Polignano a Mare Città della Musica” è il marchio denominativo registrato dal Comune di Polignano a Mare che identifica un progetto culturale più ampio della semplice organizzazione di eventi e spettacoli.
Nasce dalla volontà di costruire nel tempo una visione riconoscibile per la città, capace di partire dalla sua storia e, in particolare, dall’eredità di Domenico Modugno, per generare nuove opportunità culturali, artistiche, formative e sociali.
Non un semplice slogan promozionale, dunque, ma l’assunzione di una responsabilità verso il patrimonio culturale di Polignano a Mare e verso le nuove generazioni: trasformare la musica in uno degli elementi permanenti dell’identità e dello sviluppo futuro della comunità.
Una visione che affonda le proprie radici anche in un’intuizione maturata molti anni fa dal concittadino Pierluigi Galluzzi, che già negli anni Novanta immaginava Polignano come una vera “Città della Musica”. Oggi quella prospettiva viene ripresa e sviluppata all’interno di un progetto che vuole dare continuità e struttura a una vocazione profondamente legata alla storia della città.
Domenico Modugno: dalla memoria alla costruzione del futuro
Il punto di partenza è un patrimonio unico: la figura di Domenico Modugno.
Essere la città natale di uno dei protagonisti più importanti della storia della musica italiana rappresenta per Polignano a Mare non soltanto un motivo di orgoglio, ma anche una responsabilità culturale.
Per molti anni il rapporto tra Polignano e Modugno è stato raccontato prevalentemente attraverso la memoria, il ricordo e la celebrazione. Una dimensione fondamentale, che deve continuare a essere custodita, ma che oggi può diventare qualcosa di più.
Custodire un’eredità culturale significa renderla viva, permetterle di confrontarsi con il presente e creare le condizioni perché continui a generare idee, incontri e nuove esperienze artistiche.
È proprio questa la prospettiva da cui nasce “Polignano a Mare Città della Musica”: non limitarsi a raccontare ciò che Modugno è stato, ma chiedersi cosa la sua esperienza artistica possa ancora insegnare alla città e alle nuove generazioni.
La sua capacità di tenere insieme radici e apertura internazionale, tradizione e innovazione, appartenenza e libertà creativa costituisce ancora oggi un riferimento straordinariamente contemporaneo.
Modugno ha attraversato la canzone, il teatro, il cinema e la televisione, sperimentando continuamente linguaggi differenti senza perdere la propria identità. Partendo dalla Puglia è riuscito a costruire una voce capace di parlare al mondo.
Per Polignano questa esperienza rappresenta una direzione: utilizzare le proprie radici non per chiudersi nella nostalgia, ma per generare nuova creatività.
Il modo migliore per valorizzare l’eredità di Domenico Modugno non è quindi soltanto riproporre ciò che è già stato, ma creare spazi nei quali artisti, musicisti, interpreti, autori e nuove generazioni possano sperimentare, confrontarsi e produrre nuova cultura.
In questa prospettiva, Modugno non è soltanto il protagonista di una storia passata: diventa il primo interlocutore di una storia che Polignano a Mare vuole continuare a scrivere, anche rafforzando attraverso la cultura la propria capacità di dialogare a livello nazionale e internazionale.
Una Città della Musica non è un calendario di concerti
Il significato del marchio va quindi molto oltre l’organizzazione di manifestazioni musicali.
Una “Città della Musica” non è semplicemente una città nella quale vengono organizzati molti concerti.
È una città nella quale la musica entra stabilmente nella vita della comunità e diventa occasione di incontro, formazione, crescita personale, partecipazione, produzione culturale e senso di appartenenza.
L’obiettivo è perciò superare progressivamente la logica dell’evento per costruire una politica culturale stabile, capace di crescere anno dopo anno.
Concerti e festival continuano naturalmente a rappresentarne una componente importante, ma devono diventare le tappe visibili di un percorso molto più ampio.
La prospettiva è quella di sviluppare nel tempo produzioni artistiche originali, residenze creative, percorsi formativi, momenti di approfondimento, collaborazioni con scuole, università, associazioni, istituzioni culturali e realtà musicali italiane e internazionali.
Significa creare spazi nei quali possano incontrarsi artisti affermati e giovani talenti, autori e interpreti, professionisti e studenti, tradizione e contemporaneità.
La musica diventa così non soltanto spettacolo, ma strumento di politica culturale e di crescita della comunità.
La canzone d’autore: una tradizione che continua a trasformarsi
All’interno di questa visione assume un ruolo centrale il tema della canzone d’autore.
Il progetto parte dalla convinzione che il cantautorato non possa essere considerato esclusivamente come una grande stagione appartenente al passato.
Sono profondamente cambiati il mercato discografico, le modalità di ascolto e i linguaggi attraverso cui gli artisti raggiungono il pubblico. Streaming, piattaforme digitali e nuovi modelli di produzione hanno trasformato completamente il panorama musicale.
Ma non è venuto meno il bisogno di raccontare il proprio tempo attraverso parole, musica, emozioni e uno sguardo personale sulla realtà.
La canzone d’autore continua quindi a esistere, anche quando assume forme nuove.
Oggi può incontrare il pop, il rap, la musica indipendente, la musica popolare, il teatro musicale, il cinema, l’interpretazione e altri linguaggi contemporanei.
Il cantautorato viene quindi letto non semplicemente come un genere musicale, ma come un atteggiamento nei confronti della creazione artistica: la ricerca di una voce riconoscibile, la cura della parola, l’autenticità del racconto e la capacità di interpretare il proprio tempo.
Autori, interpreti e contaminazione tra linguaggi
Questa impostazione permette anche di superare una visione troppo rigida del rapporto tra autore e interprete.
La creatività non risiede esclusivamente nella scrittura di una canzone.
Interpretare significa dare a parole e musica una nuova identità, una sensibilità e un significato personale. Autore e interprete partecipano entrambi alla costruzione del valore culturale di un brano.
Allo stesso modo, la contaminazione tra linguaggi differenti non rappresenta una perdita di identità, ma può diventare una risorsa.
Il rap ha riportato al centro la forza della parola e della narrazione personale; il pop d’autore continua a interpretare il presente attraverso linguaggi accessibili; il teatro musicale intreccia parola, musica e scena; la ricerca sulla musica tradizionale permette di rileggere le radici attraverso sensibilità contemporanee.
Il progetto vuole favorire proprio questo incontro tra esperienze differenti.
Il ruolo delle istituzioni non è stabilire quali linguaggi siano più nobili di altri, ma creare le condizioni perché talenti, idee, generazioni e percorsi artistici differenti possano incontrarsi e dialogare.
L’edizione 2026 di “Tra Domenico Modugno e la canzone d’autore”
L’edizione 2026 di “Tra Domenico Modugno e la canzone d’autore” ha rappresentato un passaggio importante nella costruzione di questa visione.
Per la prima volta Modugno non è stato soltanto celebrato come protagonista del passato, ma utilizzato come punto di partenza per interrogarsi sul presente e sul futuro della musica d’autore.
Artisti appartenenti a generazioni e linguaggi differenti hanno condiviso lo stesso progetto, facendo dialogare canzone, interpretazione, rap, cinema, musica popolare e nuove produzioni.
L’obiettivo non era costruire semplicemente un cartellone eterogeneo, ma dimostrare concretamente che l’eredità di Modugno può ancora oggi generare cultura e creare connessioni tra mondi apparentemente lontani.
Particolarmente significativa è stata la scelta di lavorare anche sulle produzioni originali.
Lo spettacolo “Meravigliose”, nato grazie alla scrittura e alla recitazione dell’attrice polignanese Antonella Carone e all’interpretazione di artiste pugliesi come Erica Mou, Cinzia Tedesco, Carolina Bubbico, Gaia Gentile e Rachele Andrioli con il suo progetto Coro a Coro, ha mostrato come da un’intuizione possa nascere un vero processo di produzione culturale, attraverso l’incontro tra professionalità artistiche diverse.
Una linea già sperimentata nel 2025 attraverso il concerto-spettacolo con Davide Mancini, altro artista di origini polignanesi.
L’obiettivo è quindi fare in modo che Polignano non sia soltanto il luogo nel quale gli spettacoli vengono ospitati, ma un luogo nel quale progetti e produzioni possano nascere.
La Puglia come prima fonte di ispirazione
Questa visione trova nella Puglia il proprio contesto naturale.
La regione continua a esprimere autori, interpreti e musicisti appartenenti a esperienze estremamente differenti: dalla canzone d’autore al pop, dalla musica indipendente al rap, dalla ricerca sul patrimonio tradizionale al jazz e al teatro musicale.
Una pluralità che testimonia la capacità del territorio di trasformare le proprie radici in una risorsa creativa.
Dialetti, tradizioni popolari, rapporto con il Mediterraneo e contaminazione tra culture costituiscono un patrimonio vivo, che può essere reinterpretato e restituito attraverso linguaggi contemporanei.
Per Polignano questa ricchezza rappresenta un’opportunità e una responsabilità.
“Polignano a Mare Città della Musica” vuole diventare progressivamente un luogo di incontro tra le molte anime della musica pugliese e italiana, rafforzando il ruolo della città non soltanto come luogo di rappresentazione, ma anche come spazio di produzione culturale.
Cultura e comunità prima ancora che promozione turistica
All’interno di questa visione cambia anche il modo di intendere il rapporto tra cultura e turismo.
La cultura non può essere considerata esclusivamente come uno strumento per attrarre visitatori o incrementare i flussi turistici.
Deve rappresentare, innanzitutto, un investimento sulla qualità della vita dei residenti e sulla crescita della comunità.
Una città culturalmente viva è una città che offre occasioni ai propri giovani, crea spazi di socialità e partecipazione, sostiene talenti e professionalità, rafforza il senso di appartenenza e produce opportunità.
Quando un progetto culturale è autentico, continuativo e condiviso dalla comunità, diventa naturalmente attrattivo anche per chi arriva da fuori.
La reputazione di una città nasce infatti dalla credibilità della sua proposta culturale prima ancora che dalla sua capacità di promuoverla.
Anche il rapporto con le numerose comunità di polignanesi residenti all’estero può diventare parte di questa prospettiva, utilizzando la cultura e la musica come strumenti capaci di mantenere vivo il rapporto con le proprie radici.
Un progetto della comunità
Perché questa visione possa consolidarsi è indispensabile il coinvolgimento della città.
“Polignano a Mare Città della Musica” non può essere esclusivamente un progetto istituzionale né il risultato del lavoro di una singola Amministrazione.
La sua forza dipenderà dalla capacità di diventare progressivamente patrimonio condiviso.
Associazioni culturali, scuole, musicisti, giovani, famiglie, operatori economici, imprese, professionisti della cultura e cittadini possono contribuire alla costruzione del percorso.
Una città della musica diventa realmente tale quando il pubblico smette di essere soltanto spettatore e diventa parte di una comunità culturale.
Per questo il progetto dovrà crescere attraverso l’ascolto, la partecipazione, le collaborazioni e la costruzione di relazioni durature.
Non si tratta di realizzare un evento perfetto, ma di alimentare un processo capace di rinnovarsi e rafforzarsi nel tempo.
Perché proprio Polignano a Mare
La risposta non risiede esclusivamente nel fatto che Polignano sia la città natale di Domenico Modugno.
Negli anni la città ha sviluppato un ecosistema culturale ampio e articolato, nel quale convivono letteratura, arti visive, danza, cinema, musica e spettacolo.
Esperienze come Il Libro Possibile, il Premio Pino Pascali e le attività della Fondazione e del Museo, Ad Libitum e i suoi incontri OIDA, PerSe Visioni, l’International Jazz Festival, il percorso di valorizzazione di Palazzo San Giuseppe, il lavoro delle Accademie di danza e lo stesso progetto Polignano a Mare Città della Musica testimoniano una vitalità culturale che può rappresentare il terreno sul quale costruire una visione ancora più organica.
Non una semplice somma di manifestazioni, ma un sistema nel quale le diverse esperienze possano contribuire a fare della cultura un elemento permanente della vita cittadina e uno dei principali fattori di riconoscibilità del territorio.
Dalla città di Modugno alla Città della Musica
È questa, in definitiva, l’ambizione racchiusa nel marchio “Polignano a Mare Città della Musica”.
Fare in modo che Polignano sia riconosciuta nel mondo non soltanto come la città in cui è nato Domenico Modugno, ma come il luogo nel quale la sua eredità continua a generare idee, incontri, formazione, talenti e nuove forme di creatività.
Trasformare la memoria in progetto.
Trasformare gli eventi in una politica culturale continuativa.
Trasformare una straordinaria eredità del passato in una responsabilità verso il futuro.
È un percorso che richiede tempo, continuità, qualità e partecipazione e che dovrà essere costruito insieme alle istituzioni, alle realtà culturali e alla comunità.
Perché “Polignano a Mare Città della Musica” non vuole essere un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso condiviso: una visione nella quale la musica diventa un bene comune e uno dei linguaggi attraverso cui Polignano a Mare racconta la propria identità e immagina il proprio futuro.