Descrizione
L'8 marzo non è una ricorrenza, è un impegno di ogni giorno.
Oggi, nella Giornata Internazionale della Donna, il Comune di Polignano a Mare invita l'intera cittadinanza a fermarsi e riflettere. L'8 marzo non è una festa da liquidare con una mimosa, ma una giornata di lotta e di consapevolezza che ci impone di guardare a chi siamo stati e a chi vogliamo diventare. Una reale parità si costruisce ogni giorno.
Le donne dimenticate della nostra storia
Per capire la strada da percorrere, dobbiamo prima riappropriarci del nostro passato, restituendo luce e voce a figure femminili straordinarie che troppo spesso sono state dimenticate o sottovalutate. Una di queste è la nostra illustre concittadina Fulvia Miani Perotti, nata a Polignano a Mare il 25 febbraio 1844.
È stata una nobildonna di elette virtù, mossa da un grandissimo amor patrio e da notevolissime doti di carità. Il suo impatto sulla società del tempo è stato immenso: basti pensare che istituì a Bari la prima scuola femminile professionale dedicata alle figlie dei marinai, la prima in assoluto nell'Italia meridionale e tra le primissime in tutto il Regno. Oltre ad essere stata per lunghi anni Dirigente della Croce Rossa e aver ricoperto il ruolo di Presidente del Comitato di Assistenza Civile durante la guerra del 1915-1918, trovò anche il modo di far sentire la propria voce intellettuale, collaborando per oltre quarant'anni con riviste e quotidiani sotto lo pseudonimo di "Voluntas".
La disparità è ancora il nostro presente
Tuttavia, il coraggio e l'impegno di donne come lei ci obbligano a guardare in faccia la realtà odierna. La disparità di genere non è un capitolo chiuso nei libri di storia, ma un ostacolo culturale, sociale ed economico ancora dolorosamente tangibile.
I dati Istat tra il 2025 e l'inizio del 2026 ci restituiscono una fotografia che non ammette sconti. Il tasso di occupazione femminile in Italia stenta a superare il 53%, confinandoci in fondo alle classifiche europee e segnando un distacco drammatico rispetto all'occupazione maschile. E non è solo una questione di accesso al lavoro, ma di condizioni: il divario salariale (il cosiddetto gender pay gap) nel nostro Paese viaggia in media oltre il 10%. A parità di competenze, le donne continuano a guadagnare meno.
A pesare in modo decisivo è un modello culturale ancora sbilanciato. Il lavoro di cura – che si tratti dei figli o degli anziani – grava quasi esclusivamente sulle spalle delle donne. Questo si traduce in una percentuale altissima di lavoratrici costrette al part-time involontario o, nei casi peggiori, spinte ad abbandonare il lavoro dopo la maternità per l'impossibilità di conciliare tempi di vita e professione.
Un cambiamento necessario
La parità si costruisce smontando gli stereotipi fin dall'infanzia, lottando per azzerare le differenze salariali e creando una rete di supporto sociale che permetta a ogni donna di rincorrere le proprie ambizioni senza dover rinunciare a nulla.
L'8 marzo deve durare 365 giorni. E dipende da tutti noi.